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Il rapporto genitori
- figli in chiave pedagogica
e narrativa. Due le letture,
diverse ma affini, sulle
relazioni familiari al centro di
un incontro Anspi, svoltosi lunedì
sera alla Cittadella della
cultura: l’occasione è stata la
chiusura del percorso formativo
per famiglie dell’Anspi e
la presentazione del racconto
"Se amare non basta" di Cesare
Paradiso.
Sul Programma Sostegno Famiglie,
il progetto nazionale
promosso dagli oratori, in collaborazione
con il Ministero
della Pubblica istruzione, il bilancio
è positivo. Dopo quattro
corsi, svolti tra novembre e
aprile, coinvolgendo in tutto
60 famiglie di bambini tra gli
otto e i dieci anni, si possono
tirare le somme. A farlo è stato
il presidente zonale Anspi,
Vincenzo Fumarola: "Abbiamo
ottenuto risultati ottimi, -
ha detto - grazie al metodo
adottato che ha permesso alle
famiglie di mettersi in gioco a
partire dalla loro esperienze e
dalle difficoltà relazionali".
La metodologia, ideata in
America per prevenire le devianze
giovanili agendo sulle
relazioni familiari, è stata applicata
per la prima volta in
Italia, nei 47 centri interessati
a questo progetto nazionale di
formazione. Coinvolgendo
non solo l’oratorio, ma anche
la parrocchia e la scuola, nella
fattispecie il I Circolo didattico.
"Le ricadute positive - ha detto
il prof. Fumarola - non sono
state solo per le famiglie, ma
anche per i contesti scolastici,
perché l’oratorio non è una
realtà a se stante, ma un complesso
più grande, che interagisce
con la scuola e con la
società". Ecco perché alla conferenza
finale è intervenuto
anche il sindaco di Laterza,
Giuseppe Cristella, che ha
plaudito all’iniziativa, garantendone
l’appoggio, anche
economico, per il prossimo anno,
nel caso in cui non ci fosse
più disponibilità di fondi ministeriali:
"Questa bella esperienza
ci dice che la città è
vivace, - ha detto Cristella - e
noi siamo disposti a confrontarci
per vedere come rinnovare
questo entusiasmo, perché
la nostra Amministrazione
ha un riguardo particolare per
la famiglia, rivolgendosi sia ai
più piccoli, sia agli anziani".
Sull’interazione reciproca tra
scuola e vita, poi, si è soffermato
il vescovo di Castellaneta,
mons. Pietro Maria
Fragnelli: "Questa è stata un’esperienza
scolastica che ha
toccato fortemente la vita - ha
detto - e al tempo stesso un’esperienza
di vita che si apre
alla scuola: l’Anspi ha già raggiunto
un obiettivo di base, far
incontrare le persone e far scoprire
problemi comuni e risorse
comuni, e la scuola trova
così la sua funzione, che è
accompagnare le persone nel
loro itinerario di crescita".
E che si sia trattato di crescita,
personale e familiare, lo ha
testimoniato l’entusiasmo dei
genitori, ben 60 coppie coinvolte,
in gran numero presenti
alla conferenza finale. Per tutti
ha parlato una mamma: "E’
stata una bellissima esperienza,
- ha detto - ho scoperto che
i problemi che riguardano i
nostri figli sono comuni, e ne
ho tratto dei consigli su come
affrontarli e andare avanti".
La figura della mamma, ruolo
chiave del programma di formazione
dell’Anspi, è protagonista
anche del racconto di
Cesare Paradiso, avvocato e
docente tarantino, la cui famiglia
è originaria di Laterza.
La sua storia, "Se amare non
basta", edizioni L’Autore Libri
Firenze, va al cuore del problema:
una madre ama sempre,
incondizionatamente, anche
al limite del rifiuto, anche
quando non è ricambiata. Come
fa Eulalia, matura donna
d’altri tempi, che si interroga
sul rapporto con il figlio Ugo,
sulle sue assenze e sulle sue
chiusure. La risposta, scavata
anche attraverso il colloquio
con uno psicologo, è semplice
ma complessa: "Dottore, ma
più che amare, una madre cosa
può fare?" - chiede la donna al
dott. Ridolfi. "Più che amare,
può amare ancora" - le risponde
lo psicologo.
Ecco la scoperta di Eulalia,
che è poi la pista di riflessione
offerta dall’autore e dal vescovo.
"Ognuno dovrebbe
guardare dentro la sua storia,
avendo il coraggio di andare in
fondo" - ha spiegato l’avv. Paradiso.
E mons. Fragnelli così
ha approfondito il tema del
libro: "Se amare non basta,
bisogna continuare ad amare, e
per farlo bisogna seminare,
manifestando il coraggio dell’adulto
di continuare ad investire
nell’amore, anche
quando l’altro lo rifiuta. Amare
è compiere un gesto che per
natura non ha termine. Poi, ci
deve essere, però, il coraggio
del rifiuto, il coraggio da parte
del figlio di deludere le aspettative
per confrontarsi sulle attese
per il futuro, in nome del
diritto alla diversificazione
che aiuta a non modellarsi sui
desideri dei genitori". Paradossalmente,
infatti, è il figliol
prodigo, nella Bibbia, a sperimentare
la misericordia del
padre più del fratello che è
sempre rimasto nella casa pater
na.
Per definire l’amore di un genitore
per il figlio, tre i verbi proposti dal vescovo: seminare,
attendere, morire. Forte
quest’ultimo, il vescovo lo
spiega così: "Capisci nella misura
in cui muori al tuo ruolo e
accetti che l’altro fiorisca a suo
tempo; amare morendo significa
dare la vita per la persona
amata, per una madre significa
rinunciare ad ogni progetto sul
figlio: è una morte necessaria
perché l’amore sia fecondo".
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